La Guerra Infinita dove però finiscono tutti.

Ormai il disastro che si era perpetrato a New York è solo un lontano ricordo perché adesso i nostri eroi dovranno vedersela con uno dei più spietati e psicotici villain Marvel: Thanos.

Tra New York, Sokovia, il Wakanda e Asgard i nostri super eroi preferiti ne hanno combinate di cotte e di crude riducendosi a battersi tra di loro, ma oltre a Loki e Ultron ancora non avevano conosciuto la vera causa di tutti i loro misfatti.

Thanos, o anche chiamato il “titano pazzo”, fin dal primo capitolo di questa vicenda (anche se da dietro le quinte)  intende farsi carico di dimezzare la sovrappopolazione dell’universo utilizzando le gemme dell’infinito.

Come prologo promette bene, e cosa ci potremmo mai aspettare da tali premesse?
Scene epiche e animazioni in CGI uniche per un film che apparentemente promette tanto, ma si prende TUTTO!

Il film è incentrato specialmente nell’analizzare il nuovo villain della situazione e questo permette allo spettatore ignorante rispetto ai comic books (come la sottoscritta) di capire con che tipo di personaggio abbiamo a che fare. Percependolo a tal punto da immedesimarci in lui tentiamo di comprendere le motivazioni che lo spingono a compiere tali azioni riprovevoli.

FERMI! Se non avete ancora visto questa pellicola allora vi sconsiglio di continuare la lettura di questo articolo. Volente o nolente mi piacerebbe parlare di tutti gli aspetti che per molti fan, non soltanto del mondo fumettistico, hanno denominato questo progetto un “capolavoro cinematografico”.

Per tutti gli altri possiamo continuare…

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Di cosa vorrei parlarvi? In questo nuovo capitolo sono successe veramente moltissime cose in tanti background differenti, cose che hanno reso la vicenda non soltanto movimentata ma che ci hanno offerto una chiave di lettura ottimale per percepire l’angoscia nel sapere di dover affrontare un nemico così pericoloso.

Ma non è solo il pericolo che arriva dritto allo spettatore ma è anche la preoccupazione nel sapere che i nostri paladini, in cui ormai ci rispecchiamo, rischiano di implodere in un impero cinematografico nato per semplice intrattenimento.

Catturando tutta l’attenzione critica dello spettatore che già sa che “qualcuno ha dà morire”, i dubbi iniziano a venire a galla.

La prima morte, ovvero quella di Loki, aveva lasciato un margine di speranza per chi aveva predetto lo sterminio di massa ma involontariamente l’azione è andata sempre più a degenerarsi.

Per esperienza anche se non sono “massima esperta” so che nell’universo fumettistico gli eroi possono morire come mosche ma fino ad ora, sul grande schermo Marvel, la morte sembrava essere un argomento profano e intoccabile al quale i nostri protagonisti dovevano mettere una giusta distanza. Ma non sta volta!

La morte permea i nostri protagonisti che dopo innumerevoli episodi, in cui avremmo voluto vederli combattere insieme, è troppo tardi e il loro intervento si rivela nullo contro la personalità disturbata di Thanos.

Le mie aspettative sono state ben più che riscattate, e dopo la morte (momentanea) di ben 14 membri del cast non so ancora bene se sono uscita euforica o angosciata dalla sala del cinema.

Adesso ditemi la vostra perché sono davvero curiosa di cosa ne pensate di questa pellicola.

Cosa ne pensate dell’illustrazione che ho usato come copertina? E’ di un illustratore davvero abile e che merita di raggiungere una certa notorietà, quindi vi consiglio di dare un’occhiata alla sua pagina Instagram.

 

Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto.

G.

Canaletto e tante belle fotine.

Tra i miei passatempi preferiti ormai le passeggiate per il centro di Roma, insieme alla mia dolce metà, sono diventate la routine.

Da diverse settimane ho iniziato un nuovo workshop all’Accademia a causa dell’assenza di due ultimi crediti formativi, così approfittandone della situazione abbiamo deciso io e la mia dolce metà di girare per il centro e riscoprire quello che la nostra splendida città ha da offrire.

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La nostra scaletta ovviamente è iniziata dall’Accademia per poi spostarci verso il Pantheon dove abbiamo trovato un ristorante gluten free assolutamente ottimo non soltanto nel prezzo ma anche nel gusto.

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Certo io ho ordinato una semplice insalata e Enrico (la mia dolce metà) una pizza bianca con mozzarella e prosciutto crudo, però è stato tutto veramente ottimo.

Per chiunque dovesse cercare un ristorante economico e per chi ha problemi con il glutine, in zona Pantheon vi consiglio Pantha Rei.

Subito dopo ci siamo diretti verso il Museo di Roma passando per Piazza Navona per la mostra del Canaletto.

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All’interno della mostra sfortunatamente non si poteva fare foto ma vi assicuro che ogni singola opera è assolutamente meravigliosa.

Senza dubbio un’amante dell’arte di quel periodo come me non è parziale, ma posso dirvi che purtroppo il costo del biglietto non ne vale sufficentemente la pena per essere godibile al 100%.

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Quest’ultima foto è sinceramente tra le foto più belle che abbia fatto la mia dolce metà da quando ha acquistato il nuovo huawei p20 pro.

Insieme al telefono con un ottima fotocamera ha iniziato anche a studiare la fotografia vera e propria e le tecniche che necessitano le sue corrette regolazioni.

Sapete ormai che per questo progetto che riguarda un mio possibile futuro ho sempre potuto contare sul suo appoggio e da quando posso contare anche su un suo appoggio più tecnico posso soltanto esserne ancora più grata.

Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto.

G.

Un look da laurea (ma non ancora la mia).

La scorsa settimana ho assistito a una giornata veramente importante, specialmente per una delle mie più care amiche, Caterina.

Sicuramente uno degli eventi più importanti della vita di uno studente è la laurea, a prescindere da una triennale o meno, ma è un’occasione in cui l’outfit adatto può fare la differenza.

Una delle cose più importanti a mio parere quando si tratta di avventurarsi in un luogo di lavoro o di studi, è la presentazione.

Certo un libro non si giudica dalla copertina ma fidatevi se vi dico che un paio di jeans e una maglietta non bastano in situazioni del genere, anche se possono essere comodi e farci sentire a nostro agio.

Sapete che anche io sono un’amante del casual e anche in questo caso quel tocco di comfy non poteva mancare. Basta solamente trovare il giusto equilibrio.

Quindi spulciando nell’immensità di quello che è diventato il mio armadio ho creato un look un pò anni 80 partendo da uno splendido blazer con le spalline imbottite e la fantasia a scacchi, un dolcevita bianco, degli skinny jeans e le mie Vans a scacchi.

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Cosa indosso:

Blazer. Simile.
Dolcevita Promod. Simile.
Pantaloni Asos. Simile.
Vans Old Skool.
Borsa Calvin Klein. Simile.

Cosa ne pensate di questo nuovo outfit? Fatemelo sapere con un commento qui sotto.

Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto.

G.

I miei preferiti del mese!

Era da parecchio tempo che non dedicavo la mia attenzione a tutto ciò che mi facesse particolarmente piacere o utilizzare durante la durata di un mese, ed il mese non è finito, ma che differenza fa?

Iniziamo dalle cose più piccole per poi arrivare al pezzo forte.

Era da parecchio tempo che cercavo i classici occhiali a taglio“cat eyes”, se si può dire così, e girando per negozi da Subdued ne avevano un paio perfetti. La particolarità di questo paio nello specifico è che hanno la lente leggermente violacea, quindi ho fatto bingo!

La seconda cosa che ho trovato assolutamente incredibile è un libro illustrato.
Probabilmente sapete che nonostante io ami scrivere non posso dire altrettanto della lettura, ma ci sono sempre delle eccezioni alla regola e questo libro ne rientra perfettamente.

L’argomento che tratta riguarda la filosofia, in particolare quei filosofi ritenuti eretici dalla chiesa durante il diciassettesimo secolo. Se doveste trovarlo da qualche parte leggetelo, vi assicuro che ne vale la pena.

Il titolo è “Eretici, I meravigliosi (e pericolosi) inizi della filosofia moderna”.

Adesso vorrei dedicarmi a due articoli legati al mondo dei cosmetici, cioè un correttore e un rossetto.

Arriva sempre quel momento in cui ci guardiamo allo specchio e scopriamo di avere un paio di occhiaie da paura, questo avviene specialmente per gli universitari, e l’unico modo per porvi rimedio (almeno per noi signorine) è il correttore. Io ne sto utilizzando uno a stick della Essence e ve lo consiglio senz’altro.

Per quanto riguarda il rossetto, nonostante il mio labbro costantemente screpolato, non riesco a farne a meno. Adoro i rossetti, la loro femminilità e le loro colorazioni meravigliose. Quest’ultimo l’ho preso da Sephora.

Passando a qualcosa di cui mi sono innamorata nell’istante in cui la mia dolce metà me l’ha messo al dito, parliamo della “new entry” nella mia collezione di anelli.

Lo so, è un altro anello Pandora, e per quanti ne possiedo come minimo dovrei essere pagata per parlarne ma è semplicemente meraviglioso ed elegante. Non c’è nient’altro da aggiungere!

Ed eccoci arrivati al pezzo forte di questo mese cioè la borsa che mi ha inviato il negozio  Charles & Keith.

Anche in questo caso l’eleganza e la raffinatezza si sprecano. La borsa è assolutamente ottima e il suo stile è classico ma attuale.

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Cosa ne pensate dei miei preferiti di Aprile? C’è qualcosa che condividete con me?
Fatemelo sapere qui sotto nei commenti.

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G.

Comfy in the city.

Eccomi tornata con un altro outfit. Mi fa molto piacere che abbiate apprezzato questo format di comunicazione che sto utilizzando ultimamente con voi, specialmente per quanto riguarda il mondo del fashion.

Ormai è passato un giorno da quando una delle mie più care amiche si è laureata.
Per chi mi segue anche su Instagram ha probabilmente assistito a questo momento così speciale per me, ma oggi ho qualcos’altro da condividere con voi.

Visti i preparativi per il grande giorno, non sono mancati i momenti in cui abbiamo fatto avanti e indietro dall’Accademia per le ultime revisioni, quindi ne ho approfittato per qualche “bella fotina”!

Anche in questo caso per questioni di comodità ho optato per una tuta semplicissima con un dettaglio sui lati abbinandoci un maglioncino color cammello per non sembrare appena uscita dal letto.

Visto che a Roma in questi giorni il tempo è imprevedibile ho messo una leggera giacca per la pioggia, e per chiudere l’outfit ho aggiunto la mia inseparabile borsa a tracolla della Samsonite.

Ci credereste se vi dicessi che questa tracolla ce l’ho da sette anni? Ma tutt’ora sembra nuova!

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Cosa indosso:

Maglione Alcott. Simile.
Pantaloni Subdued. Simile.
Piumino Uniclo. Simile.
Vans Old Skool.
Borsa Samsonite. Simile.

Cosa ne pensate di questo nuovo outfit? Fatemelo sapere con un commento qui sotto.

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G.

Fiera di essere una videogiocatrice! Ready Player One.

Non mi è mai capitata un’immersione simile nelle innumerevoli volte che sono andata al cinema. Ma con questo ultimo progetto di Steven Spielberg, ho perso totalmente la cognizione della realtà.

Una caratteristica principale per un videogioco è la capacità immersiva che riesce a trasmettere al giocatore permettendogli di perdersi nell’universo narrativo che sta vivendo, ma qui non si parla di un videogioco, eppure io ho sentito la stessa sensazione guardando questa pellicola.

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Fin dal primo trailer sapevo che questo film avrebbe avuto un successo diverso dai soliti cult, vuoi per la regia o per i contenuti accattivanti sia per un uomo di una certa età che per un bambino, andandolo a vedere insieme alla mia dolce metà ne ho avuto la prova.

Ho letto in diverse recensioni, prima di andarlo a vedere con i miei occhi, che la trama di questa pellicola era molto carente rispetto al contenuto di citazioni dedicato al mondo dei videogiochi fin dalla sua creazione. Adesso che so per certo di cosa si sta parlando posso dire che non mi è sembrato affatto così. Probabilmente ha una trama molto lineare, ma quando si cerca di seguire un progetto così ambizioso non credo che possa essere necessariamente una connotazione negativa.

Parlando dell’aspetto puramente tecnico di questo film, Steven Spielberg ha abilmente modellato la sua regia per entrare nei canoni del fanboy più esperto, dandogli una connotazione più “arcade” che anzi rifacendosi esclusivamente ai videogiochi di ultima generazione non avrebbe avuto.

Quindi a questo punto possiamo pure dargli un gusto nostalgico. La classica nostalgia che trascina ogni videogiocatore, compreso mio padre, a ripensare a quegli anni con un sorriso stampato sulla bocca.

Ma non è per la nostalgia a mio parere che si dovrebbe premiare di questo film.

Una parte altrettanto forte legata a questo titolo è il cast. Con attori come Mark RylanceSimon Pegg e il giovane Tye Sheridan questa pellicola non è ricca solo di grandi citazioni ma anche di grandi attori.

Adesso però vorrei che vi concentraste sul messaggio che in qualche modo avrebbe voluto trasmettere questa pellicola, ovviamente riferendomi a chi l’ha vista.

E’ naturale che riflettendo su un film in cui, l’umanità è allo sbaraglio e per sfuggire dai problemi si nasconde in una realtà videoludica, il primo pensiero che ci viene in mente è di cercare in tutti i modi di evitare una realtà simile in futuro.

Ma tralasciando i soliti stereotipi legati al videogioco e a quanto possa nuocere all’essere umano, teorie inutili ai fini della discussione, in questo caso il messaggio che ho colto è che il videogioco come strumento di condivisione può solo fare del bene riavvicinando le persone, anche dopo averle separate!

Non ho mai sostenuto la discussione in merito a quanto possa essere negativo un videogioco perché è solo uno strumento. Siamo noi che tramite il suo utilizzo lo trasformiamo in qualcosa di negativo.

Il videogioco per me è sempre stato una valvola di sfogo dove fuggire dai problemi, ma non dove nascondermi, perché la realtà alla fine ti trascinerà sempre fuori da quella dimensione che ci fa sentire protetti.

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G.

Una passeggiata al centro

Finalmente le prime giornate di sole, che rilascia quel bel tepore nell’aria che tanto desideravo, sono arrivate. In occasione di queste giornate una bella passeggiata al centro è d’obbligo, non credete?

Di conseguenza non potevo evitare di non fare qualche scatto per mostrarvi l’outfit che ho realizzato per quella bellissima giornata.

Ovviamente ho scelto un look assolutamente sportivo, per ovvi motivi di comodità, ma sottolineando sempre la mia cronica caratteristica di purista dei colori.

Quindi con linee pulite e abbinamenti semplici secondo me si possono realizzare outfit perfetti per qualsiasi occasione.

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Cosa indosso:

Maglione di Bershka. Simile.
T-shirt di Gap.
Pantaloni Twinset. Simile.
Vans Old Skool.
Borsa Calvin Klein. Simile.

Cosa ne pensate di questo outfit sportivo? Fatemelo sapere con un commento qui sotto.

Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto.

G.

Come indosserete i vostri jeans questa primavera?

I jeans a mio parere sono sempre stati un “ever green” mai dismesso, e anche per questa stagione non mancherà la sua aria di vintage ma sempre all’ultima moda nelle foto street style.

Ma la vera domanda è, come li indosseremo i jeans questa primavera?
Non penso di essere l’unica nel credere che lo stratificare diversi “pattern” (anche se non credo sia il termine più adatto) sia senz’altro un trend che sta spopolando.

Senza contare i jeans a palazzo, strappati o a vita alta con altri capi in denim dello stesso blu o, meglio ancora, in un’altra sfumatura di blu/indico/azzurro.

Quindi ho pensato di elencarvi i trend del momento dedicati ai nostri inseparabili jeans!

#1: IL CAPPELLINO CON VISIERA.

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#2: JEANS COLOR PASTELLO.

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#3: DENIM BIANCO.

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#4: LA CAMICIA DI JEANS.

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#5: JEANS A PALAZZO.

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Io senza almeno un paio di jeans nell’armadio non posso vivere, e voi?
Fatemi sapere cosa ne pensate di questi trend dedicati al nostro amato denim.

Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto.

G.

Cos’è per me l’illustrazione.

Ormai penso che tutti gli utenti che mi seguono conoscano le mie passioni e tra le più importanti, se non la più importante, c’è l’illustrazione.

Fin da piccola ho sempre coltivato questo “talento” che nel tempo è diventato sempre di più un mezzo per esprimere me stessa e ciò che provavo. In quello stesso tempo ho iniziato a percepire le mia capacità nel poter sviluppare questa passione fino ai giorni nostri, in qui a breve uscirà il mio primo libro illustrato, ma ci arriveremo…

Non sono mai stata una di quelle bambine che appena le davi una matita in mano ti creavano un capolavoro, ma sono sempre stata convinta che sapevo cavarmela a modo mio.

Ero pigra, indolente e andavo male a scuola, ma quando si trattava di disegnare la mia mente ripartiva, come inebriata da una carica di energia. Questo era l’effetto che mi faceva disegnare, poter comunicare anche solo attraverso il disegno di un fiore quello che provavo.

Sono tutt’ora convinta di aver passato tutta la mia fanciullezza in mezzo a una nebbia costante che si districava solo quando potevo liberare i miei pensieri sul foglio, senza contare gli strascichi di un’adolescenza intrisa di immagini cupe che invece incanalavano quella rabbia adolescenziale che altrimenti non si sa mai dove scaricare.

E in quel periodo così cupo i miei disegni mi hanno concesso la salvezza.

Tutti sanno che solitamente il carburante per un disegnatore è la fantasia, ed è stata proprio quella fantasia a isolarmi da tutte le tentazioni che lastricano la strada di un adolescente, tra le quali la depressione.

Ripensandoci oggi a quei momenti se non li avessi vissuti sulla mia pelle non gli avrei dato il minimo peso, invece spesso e volentieri dimentichiamo la fragilità di quegli anni.

Adesso ormai passata ad uno stadio di crescita che mi ha concesso di immagazzinare i mezzi necessari per percepire meglio ciò che mi circonda, dimenticando la nebbia che mi ha sempre accompagnata, mi ritrovo a credere che questa sia effettivamente la mia strada.

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Ci si ritrova a credere che spesso e volentieri quello che sogniamo da bambini non possa avverarsi, pensiero dovuto a quel cinismo che a volte circonda le menti degli “adulti”, invece mi sono accorta che con il tempo si poteva plasmare.

Probabilmente non diventerò una disegnatrice della Disney a Los Angeles, ma posso assicurarvi che vivrò per disegnare!

A questo mondo impariamo spesso che se non hai soldi non puoi andare avanti, ma ci insegnano anche che se si ha passione e tanta tenacia si può arrivare ovunque e io ci credo.

Voi in che cosa credete? Avete qualche sogno? Fatemelo sapere qui sotto nei commenti.

Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto.

G.

Assassin’s Creed Origins: La Maledizione dei Faraoni.

La Ubisoft ha rilasciato anche l’ultimo contenuto scaricabile, che dopo l’espansione “Gli Occulti”, aveva portato un leggero calo di interesse. Ma con quest’ultima la situazione è cambiata!

Questo articolo probabilmente avrà delle inclinazioni al “fanboyismo”, allungatemi il termine, ma cercherò di darvi anche un contenuto il più possibilmente oggettivo spiegandovi le motivazioni che mi portano a pensare determinate cose.

Probabilmente adesso intuirete l’assenza di un articolo dedicato alla prima espansione ma semplicemente l’ho trovato un contenuto che allunga soltanto la durata di un gioco già longevo di suo, quindi ho preferito dare spazio a un contenuto aggiuntivo più interessante che meritava di essere discusso, la modalità Discovery Tour.

Con questo non voglio sminuire la presenza dell’espansione “Gli Occulti” perché l’ho trovata un’esperienza che potesse dare al giocatore altre informazioni sul nostro assassino, a distanza di diversi anni dalla compagna principale.

Sotto quel punto di vista mi è piaciuto molto vedere un Bayek privo di un sentimento di vendetta per vederlo muovere i “primi passi” in una confraternita con delle regole non ancora stabilite.

Bayek si è dimostrato un personaggio col quale non ho avuto problemi a immedesimarmi con il tempo e continuando a seguirlo nelle sue battaglie ho potuto affezionarmici del tutto.

Ma in questo articolo non parleremo del gioco in sé, ma nel particolare dell’espansione “La Maledizione dei Faraoni” e dell’aggiunta del new game plus.

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Premettiamo che io sono stata una di quelle bambine che è cresciuta a videogiochi e documentari sui dinosauri e sull’Antico Egitto a profusione, quindi avevo già un’idea ben precisa di come mi aspettavo dovesse essere questo Assassin’s Creed.

Sono rimasta felicemente sorpresa dal contenuto di questo meraviglioso videogioco. Avere aspettative alte non è sempre facile, specialmente conoscendo il mercato videoludico e gli errori/orrori che è in grado di offrire al suo pubblico.

Ma non è stato il caso di Assassin’s Creed Origins.

Nel dettaglio “La Maledizione dei Faraoni” per me è stata la ciliegina sulla torta migliore che abbia mai assaggiato dal mio pasticcere di fiducia.

Ed ecco il “fanboyismo” che cerca di addentrarsi insistentemente nel mio pensiero, ma tornando seri trovo che sia il contenuto che mancava nell’insieme del titolo.
Non perché aggiunga qualcosa in più sul personaggio ma per la mia visione idealizzata di un Egitto intriso di magia e mistero.

Quando in Assassin’s Creed Revelations soltanto aver nominato il nome di Vlad Tepes o l’espansione di Jack lo Squartatore in Syndicate mi fecero scalpitare anche, in questo caso sono rimasta particolarmente emozionata.

L’atmosfera non è diversa da quella del contenuto principale ma quello che la rende emozionante è ciò che sta sotto terra. I gloriosi Faraoni d’Egitto, ormai solo un ricordo, tornano dai loro troni per rivendicare l’eterno riposo.

Come premessa non è già eccitante di suo?

Il giocatore è spinto ad addentrarsi in dimensioni oniriche tra i Campi dei Giunchi fino alla Duat stessa, e aprendo le porte di questi regni sotterranei si scopre la meraviglia di un popolo e delle sue credenze.

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La caratterizzazione dei Faraoni e delle loro aree è incredibilmente suggestiva e ti trascinano immediatamente in quelle atmosfere magiche. Stessa cosa non si può dire per quanto riguarda la mappa centrale che non ha nulla di particolarmente iconico.

Vedete? Riesco ad essere critica quando mi concentro.

E continuando la critica mi aspettavo qualcosa di più spettacolare che chiudesse il cerchio della trama di questo Assassin’s Creed. Ah, ovviamente ignorando le parti di gameplay al di fuori dell’Animus che sono state completamente dimenticate per ovvi motivi, credo.

Adesso passiamo al tanto discusso new game plus.
In merito a questo argomento il mio grado di competenza è quello legato alla saga dei Soulsborne, però vorrei darvi comunque la mia opinione.

La possibilità di ricominciare il gioco partendo con lo stesso livello ed equipaggiamenti che si aveva nella precedente run, è sicuramente una meccanica interessante da aggiungere in un Assassin’s Creed, se non fosse che non è stata assolutamente curata.

C’ho che mi aspettavo era una semplice run, con gli stessi equipaggiamenti e livelli della partita conclusa, ma con un semplice upgrade del mondo di gioco da parte dell’intera unità del titolo.

Invece quello che è stato modificato effettivamente della partita in new game plus è stato solamente il livello dei nemici posti per le aree di gioco. Nulla di più nulla di meno.

I nemici delle missioni sia secondarie che principali sono rimasti dello stesso livello come se avessi iniziato una partita da zero. Io non so se effettivamente sia una meccanica corretta in questo modo, ma a me dopo 6 ore di gioco mi è sembrato un lavoro incompleto.

La Maledizione dei Faraoni

Cosa ne pensate voi di questa ultima espansione? Ne siete rimasti affascinati come me? Che cosa ne pensate dell’illustrazione che ho realizzato per la copertina?
Fatemelo sapere qui sotto nei commenti.

Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto.

G.