Cos’è per me l’illustrazione.

Ormai penso che tutti gli utenti che mi seguono conoscano le mie passioni e tra le più importanti, se non la più importante, c’è l’illustrazione.

Fin da piccola ho sempre coltivato questo “talento” che nel tempo è diventato sempre di più un mezzo per esprimere me stessa e ciò che provavo. In quello stesso tempo ho iniziato a percepire le mia capacità nel poter sviluppare questa passione fino ai giorni nostri, in qui a breve uscirà il mio primo libro illustrato, ma ci arriveremo…

Non sono mai stata una di quelle bambine che appena le davi una matita in mano ti creavano un capolavoro, ma sono sempre stata convinta che sapevo cavarmela a modo mio.

Ero pigra, indolente e andavo male a scuola, ma quando si trattava di disegnare la mia mente ripartiva, come inebriata da una carica di energia. Questo era l’effetto che mi faceva disegnare, poter comunicare anche solo attraverso il disegno di un fiore quello che provavo.

Sono tutt’ora convinta di aver passato tutta la mia fanciullezza in mezzo a una nebbia costante che si districava solo quando potevo liberare i miei pensieri sul foglio, senza contare gli strascichi di un’adolescenza intrisa di immagini cupe che invece incanalavano quella rabbia adolescenziale che altrimenti non si sa mai dove scaricare.

E in quel periodo così cupo i miei disegni mi hanno concesso la salvezza.

Tutti sanno che solitamente il carburante per un disegnatore è la fantasia, ed è stata proprio quella fantasia a isolarmi da tutte le tentazioni che lastricano la strada di un adolescente, tra le quali la depressione.

Ripensandoci oggi a quei momenti se non li avessi vissuti sulla mia pelle non gli avrei dato il minimo peso, invece spesso e volentieri dimentichiamo la fragilità di quegli anni.

Adesso ormai passata ad uno stadio di crescita che mi ha concesso di immagazzinare i mezzi necessari per percepire meglio ciò che mi circonda, dimenticando la nebbia che mi ha sempre accompagnata, mi ritrovo a credere che questa sia effettivamente la mia strada.

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Ci si ritrova a credere che spesso e volentieri quello che sogniamo da bambini non possa avverarsi, pensiero dovuto a quel cinismo che a volte circonda le menti degli “adulti”, invece mi sono accorta che con il tempo si poteva plasmare.

Probabilmente non diventerò una disegnatrice della Disney a Los Angeles, ma posso assicurarvi che vivrò per disegnare!

A questo mondo impariamo spesso che se non hai soldi non puoi andare avanti, ma ci insegnano anche che se si ha passione e tanta tenacia si può arrivare ovunque e io ci credo.

Voi in che cosa credete? Avete qualche sogno? Fatemelo sapere qui sotto nei commenti.

Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto.

G.

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Il “dolce fare nulla” a volte non è una sensazione amara.

Sono abbastanza sicura che tutti noi cadiamo vittime della senso di colpa quando arriva il “dolce fare nulla”.

Siamo spesso preoccupati dalla sensazione di non cogliere l’attimo in cui iniziamo una giornata spesa su Netflix. Soprattutto quando è una giornata di sole, ma preferisci stare dentro casa piuttosto che stare all’aria aperta dove puoi incontrare altre persone.

Non ho mai sentito così spesso questo senso di colpa da quando ho iniziato il mio progetto da freelance.

Un giorno senza fare nulla si percepisce spesso come un giorno completamente buttato. Questo perché guardo costantemente la mia lista di cose da fare, e sono consapevole che alla fine, c’è sempre qualcosa di più produttivo che potrei fare anziché rimanere nel letto a vedere video di gameplay o vlog di Negin Mirsalehi. La adoro!

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Potrebbe sembrare una cosa sufficientemente triste, ma ne sto parlando con voi per ricordarvi che a volte il “dolce fare nulla” non è una sensazione amara.

Abbiamo tutti bisogno di tempo per ricaricare le nostre energie e tornare al mondo reale sentendoci riposati. Quindi non sentitevi in colpa se volete guardarvi tra stagioni di fila della vostra serie preferita nella vasca da bagno, perché spesso significa che il nostro cervello ha davvero bisogno di una pausa.

È anche importante notare la differenza tra non fare niente ed essere annoiati, perché sono piuttosto diversi. La mia idea del “dolce fare nulla” ha più a che fare con l’avere un giorno o due da dedicare a noi stessi. Che si stia aggiornando la lista di film da vedere, o che abbia una lunga ora da dedicare a qualche disegno per me.

La noia invece di solito si manifesta quando quel tempo che prendiamo per noi diventa eccessivo. Da quel punto in poi inizio a sentire la voglia di tornare a lavoro, e la spinta a ricominciare a creare e elaborare i miei contenuti.

Gli stacanovisti spesso lodano il fatto di essere sempre occupati come se fosse l’unica cosa importante ma spesso questo tipo di comportamento è affiancato a una vita triste e solitaria che non ti permette di godere di nulla.

Io sono una persona che è sufficientemente dipendente dal lavoro, in qualche modo mi fa sentire come se stessi facendo buon uso del mio tempo, però non trovo nemmeno difficile spegnere la testa e riconoscere quando ho bisogno di un pò di tempo. Ci sono anche diversi studi che dimostrano che rilassarsi o non fare nulla a volte è essenziale per incrementare la produttività.

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Immagino che per molti tenere occupato la propria mente e il proprio tempo sia un dei migliori meccanismi di difesa che possono utilizzare nei momenti peggiore. Ho diversi amici che non sopportano di non fare niente per più di poche ore, ma allo stesso tempo li vedo inglobati completamente perdendosi quello che li circonda.

Per me è molto importante avere un pò di tempo lontano dalle abitudini trascorrendolo con la mia dolce metà o a fare shopping, lasciando uscire una versione migliore di noi stessi e più rilassata.

Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto.

G.

Il Generale della Cultura.

Mercoledì 10 Gennaio 2018 ho avuto l’opportunità di presenziare a un evento organizzato dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale nei meravigliosi Musei Capitolini e oggi vorrei condividere questa esperienza con voi.

Fin da piccola sono sempre stata rispettosa nei riguardi delle opere d’arte, ammaliata non soltanto dalla loro bellezza ma anche dal peso storico, non potevo nemmeno immaginare l’organizzazione e senza dubbio la passione che seguono coloro che lavorano nei Beni Culturali.

Abitando in una città come Roma il mio fascino per la storia è sempre stato costantemente alimentato anche certamente dai miei studi artistici che dal terzo anno di liceo sono passati ai Beni Culturali.

Quindi ricevendo un tale invito mi sono sentita nostalgica nei riguardi di quelli che sono stati anni indimenticabili a stretto contatto con l’arte.

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Ad accoglierci all’entrata dei Musei Capitolini fu Giuseppe Lepore il Presidente del Centro Europeo per il Turismo e la Cultura, un caro e vecchio amico di mia nonna.

Nelle stanze riecheggiava il nome di Roberto Conforti, un nome che nei Beni Culturali è ormai un icona di dignità, integrità, entusiasmo, responsibilità e considerato Gentiluomo di altri tempi.

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E’ stato chiaro fin da subito che quell’evento era volto a dimostrare e sottolineare una mostra di legalità e il costante combattimento dei carabinieri che con ogni mezzo e con la massima disciplina difendono il patrimonio artistico.

E’ stata una divulgazione di un messaggio di difesa volto a tutelare e a valorizzare quello che rende unica non soltanto Roma ma tutta l’Italia.

Ma questo evento non trattò soltanto di opere recuperate che andranno esposte alla Reggia di Caserta con annessa mostra, fu anche un’iniziativa per rendere omaggio ormai allo scomparso Generale Conforti che ci ha lasciati lo scorso Luglio.

Un uomo che non lavorò per l’arte ma che creò un vero e proprio organo moderno e operativo volto alla protezione della suddetta. Costantemente aggiornato tramite database creando una comunicazione internazionale volta a piantare le fondamenta per una cultura della restituzione, unendo non soltanto l’Italia ma anche l’Europa.

E dopo queste parole emozionanti e incoraggianti per il futuro del recupero delle opere artistiche la vedova di Conforti lascia un ultimo toccante ricordo del suo carabiniere.

Raccontarvi questa esperienza per me è molto importante perché anche se non offro un solo punto di riferimento su un determinato argomento sono comunque una persona con molte sfaccettature e voglio condividere con i miei utenti ognuno di queste come flussi di coscienza unici e importanti.

Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto.

G.

Quattro matte a Madrid!

Una delle cose che preferisco fare di più è viaggiare e vedere il mondo. Fin da piccola sono sempre stata molto fortunata ad avere questa opportunità, grazie al lavoro dei miei genitori, ma sta volta non sono partita con loro.

Fin dalla maturità io e le mie migliori amiche Federica, Cristina e Caterina abbiamo sempre voluto intraprendere un viaggio all’insegna del divertimento più sfrenato, e finalmente dopo quattro anni siamo riuscite ad organizzarlo.

La nostra destinazione è stata Madrid perché Cristina si trovava già lì per il suo Erasmus, quindi avendo un appartamento disponibile ne abbiamo approfittato anche se la situazione non è andata decisamente a nostro vantaggio.

Per la valigie, volando con la Ryanair, la disponibilità di spazio era ristretta ma portando la mia Samsonite sufficientemente capiente e il mio zainetto Fiorelli, portai cambi di vestiti solamente per i primi tre giorni lasciando veramente tanto spazio per lo shopping che avremmo fatto lì.

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Il giorno Venerdì 12 Gennaio partiamo dall’aereo porto di Ciampino intorno all’ora di pranzo per arrivare in Spagna il pomeriggio tardo.

Appena arrivate facciamo la spesa al supermercato e andiamo all’appartamento per approntalo per la notte, e da una bella stanza luminosa la trasformiamo in un totale macello.

Ma perché prima ho detto che la situazione non sarebbe andata a nostro vantaggio? Semplicemente per il fatto che il materasso di riserva era più duro del marmo. Avendo un letto non troppo soffice non mi è cambiato molto dormirci sopra ma non possono dire altrettanto per le altre che, svegliandosi ogni giorno a turno con un bel mal di schiena, ripensandoci era meglio per loro dormire sul divano.

Ma nonostante questo la nostra vacanza inizia ufficialmente il giorno dopo, e quale potrebbe mai essere la prima tappa fondamentale per un vacanza (in un posto mai visitato) insieme alle proprie amiche se non una mattinata di shopping folle?

Quindi senza troppi dubbi e tantissime certezze ci dirigiamo in Gran Via e passeggiando troviamo un Primark di quattro piani dove rischiamo di spendere quasi tutto il nostro budget fin da subito, ma la cosa fondamentale era avere spazio in valigia.

E dopo un sanissimo shopping inizia la parte culturale della nostra vacanza con il Museo del Prado.

E’ stata sinceramente una visita bellissima, sicuramente molto diversa dal Metropolitan di New York, e devo dire di averlo apprezzato molto ricordandomi anche il Louvre di Parigi. Le opere al suo interno erano eccezionali creando una passeggiata storicamente affascinante, passando da un’arte più antica al Rinascimento Spagnolo fino a Goya.

Senza contare il mio debole per le manifestazioni artistiche dedicate alla Dea della Caccia, di cui ho trovato una scultura in marmo semplicemente eccezionale.

Dopo diversi piani e innumerevoli stanze una volta uscite dal Prado facciamo un salto a una cioccolateria storica di Madrid, per mangiare un pò di churros e della buonissima cioccolata calda.

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Il posto si chiama Chocolateria San Gines e se doveste mai visitare Madrid vi consiglio di andarci, anche se non siete amanti dei churros come me.

Quella stessa sera per andare a festeggiare questo piccolo ma divertentissimo viaggio siamo andate a un locale chiamato Twist & Shout Bar.

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Inutile a dire che il mio lato nerd ha iniziato a scalpitare da quando siamo entrate in quel locale, non solo per l’infinità di riferimenti a film, serie e cartoni storici ma anche per la playlist anni 80/90 che c’era di sotto fondo. L’unica cosa meno piacevole di quella serata è stata la mia emicrania che non mi ha permesso ne di bere ne di godermi a pieno la serata.

Il giorno dopo lo abbiamo dedicato tutto a una gita fuori porta prendendo un pullman per uscire da Madrid e visitare Toledo, un’antica città situata su un colle che domina le pianure della Spagna centrale.

Toledo è conosciuta principalmente per  l’abilità nell’utilizzo del ferro e per i suoi monumenti medievali arabi, ebraici e cristiani che si trovano nel centro storico.

Quel giorno ci siamo fermate a mangiare in un ristorante in cui abbiamo provato l’huevos rotos e la pernice con fagioli, due piatti tipici del luogo, davvero ottimi.

Mi è sembrata una cittadina veramente bella e intrisa di cultura e religione senza contare la bellezza del paesaggio che la circonda.

Lunedì è stata un’altra giornata dedicata alla cultura. Come prima cosa siamo passate davanti alla Puerta del Sol, poi abbiamo visitato il parco che ospita il Palacio de Cristal per spostarci al Thyssen e al Reina Sofia.

Prima però di entrare al Thyssen, come da tradizione di ogni viaggio, faccio una capatina da Starbucks per il mio frappuccino al cioccolato. Ormai lo faccio in quasi ogni viaggio come una sorta di rituale.

Entrati nel museo iniziamo subito con il piede sbagliato a causa del fatto che, non avendo  rispettato il percorso da seguire, siamo passate dai cubisti fino all’arte medioevale devo ammettere che è stata una passeggiata poco convenzionale e assolutamente divertente dopo essercene accorte.

In ogni caso il Thyssen è senza dubbio il mio museo preferito di Madrid, non solo per la prevalenza di colori caldi tendenti all’arancione ma anche per le opere d’arte che ospita. E’ incredibilmente bello, fidatevi.

Successivamente ci siamo spostate al Reina Sofia ed è stata tutta un’altra storia.

Prima di tutto, anche se può sembrare orribile da dire, ci siamo andate solo per vedere il Guernica perché eravamo veramente troppo stanche per vederlo tutto ma poi abbiamo dato un’occhiata anche a Dalì ed a altri surrealisti.

Devo essere sincera con voi perché oltre a Dalì, al Reina Sofia, non mi è piaciuto molto altro. Probabilmente perché l’arte contemporanea dopo che supera i surrealisti diventa impercettibile per me e quindi semplicemente non capendola non posso apprezzarla a pieno, e capisco che possa essere una mia limitazione.

Il giorno seguente è stato quello probabilmente più atteso da tutte perché la mattina l’abbiamo dedicata alla mostra di Harry Potter dove erano esposti moltissimi oggetti e costumi di scena.

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Io non sono una fan sfegatata di questa saga però devo ammettere che mi intriga e quindi non mi è dispiaciuta per nulla la mostra, non soltanto per la disposizione delle varie stanze ma anche per la rievocazione di tutti quei momenti salienti della saga raccolti in tanti piccoli oggetti o costumi utilizzati dal cast stesso realizzando un’atmosfera da pelle d’oca anche per i meno appassionati.

Dopo una mattinata magica la nostra tappa è stata al ristorante Museo del Jamon per provare il prosciutto tipico di Madrid, che devo dire essere veramente saporito.

E dopo un bel pranzetto organizziamo un’altro pò di shopping per poi dirigersi al Tempio di Debod e al Palazzo Reale con tutta calma ammirandoli con il tramonto alle loro spalle.

Tornate a casa iniziamo a ricomporre le nostre valigie e a sistemare la camera di Cristina.

Seduta alla scrivania mentre scrivo questo articolo rivivo quelle giornate e l’unica cosa che mi viene in mente è quanto possa essere fortunata ad avere delle amiche come Federica, Caterina e Cristina, non solo per condividere questi momenti ma per il loro ruolo ormai ben definito nella mia vita.

Anche se in alcuni momenti non ci sopportiamo e ci vorremmo strozzare a vicenda ce ne sono molti altri in cui sono sicura che ognuna di noi pensa a come sarebbe la nostra vita senza l’altra, e per me sarebbe veramente molto diversa…

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Voi avete mai visitato Madrid? Cosa ne pensate del Thyssen? Anche voi avete degli amici così importanti nella vostra vita? Fatemelo sapere qui sotto nei commenti.

Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto.

G.

 

I miei preferiti di Dicembre.

Ebbene sì! Dopo mesi in cui per mancanza di tempo o perché effettivamente non ho avuto sotto agli occhi niente di così eclatante, ora finalmente tra regali e cosine varie ho avuto un mese pieno di cose preferite.

Iniziamo con l’abbigliamento. La maggior parte di queste cose sono regali di Natale quindi ho avuto relativamente poco tempo per utilizzarle, ma già le adoro!

La prima cosa preferita è uno splendido portafoglio di Calvin Klein. Come penso ormai sappiate dalla mia collezione di borse, io apprezzo qualsiasi articolo di questa marca perché in qualche modo evade quella parte di me in cui mi sento un automa cibernetico amante della moda. Suona strano? Probabile.

Comunque alla fine mi serviva un portafoglio piccolo ma capiente e questo è assolutamente perfetto!

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La seconda cosa, che in realtà sono due, sono questi maglioni presi rispettivamente da Mango e da HM. Sentendo il mio armadio sempre un più carente di maglioni e maglioncini invernali ho pensato che questi fossero perfetti per il mio stile.

Il primo per la sua stampa rigorosa ma le cuciture morbide con grandi maniche a sbuffo, e il secondo per il suo colore acceso e aranciato che tralatro copre moltissimo dal freddo.

la terza cosa sono questo paio di pantaloni a vita alta di Tally Weil.

Questi jeans sono stati una vera e propria rivelazione, non soltanto per la loro comodità ma anche per il fatto che pur essendo a vita alta non lasciano quel solito vuoto che si crea dietro alla mia schiena a causa di un punto vita troppo stretto.

Senza contare il fatto che non avendo nessun tipo di pantalone con strappi o difetti
(a causa della mia dolce metà, o anche personal shopper all’occorenza) li adoro ancora di più per la loro trasgressività!

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E ultimo ma non meno importante il regalo della mia dolce metà.

Un pendente di Swaroski con il mio segno zodiacale, unico e bellissimo, che sicuramente non leverò mai più dal mio collo!

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Finito con i vestiti passerei al cibo.

Dopo il giorno di Natale insieme a Caterina, una delle mie migliori amiche, siamo andate a mangiare un boccone al Mercato Centrale di Roma. Conoscevo il posto grazie a mia sorella Gaia e ai suoi studi di architettura ma non c’ero mai stata. Con mia grandissima sorpresa il posto è effettivamente incredibile e non faccio difficoltà a credere che si includa in un piano di studi architettonico.

Caterina e io però non ci siamo andate per studiarlo, ma per provare la sua cucina che devo dire è veramente ottima!

Adesso passiamo all’ultimo preferito del mese di Dicembre più legato al contesto e non tanto alla sua estetica. Sto parlando di Ghost in The Shell.

Prima anime e poi film con protagonista Scarlett Johansson nei panni di Motoko.

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Lo so che ho detto più di una volta di non apprezzare i manga o gli anime non tanto per i contenuti ma per la loro realizzazione. In questo caso però mi sono assolutamente immersa in questo progetto.

Nel contesto in cui si svolge l’anime e di conseguenza il film ogni caratteristica non ha nulla di nuovo, riutilizzando cose trite e ritrite viste in qualsiasi altre film del genere, senza contare le innumerevoli riprese alla Blade Runner.

Ma poste in quel modo con quelle tematiche con il discorso della singolarità dell’essere umano non nei confronti della macchina ma della propria identità, MI PIACE DA MORIRE!

Se voleste leggerne di più su cosa penso di questo argomento fatemelo sapere in un commento qui sotto. Per il resto, cosa ne pensate dei miei preferiti di Dicembre? Voi ci siete mai stati al Mercato Centrale di Roma?

Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto

G.

Un Vlog Natalizio.

Le feste sono quasi giunte al termine e dopo la Befana tornerà la routine tanto amata e tanto disprezzata da tutti. Così ho deciso di proporvi questo piccolo Vlog delle mie giornate condite di tanto divertimento e spirito natalizio.

Iniziamo dal 21 Dicembre, giornata in cui insieme a una delle mie migliori amiche abbiamo passeggiato nella mostra allestita da FENDI nel Colosseo Quadrato.

Inutile dire che adorando FENDI non ho potuto non apprezzare una mostra allestita con tanta cura per i dettagli e per quei momenti storici impressi nella memoria di chiunque abbia la moda e il cinema come punti nevralgici delle proprie passioni. Senza dilungarmi sulla componente sociale che rende tutta la mostra un opera multimediale, la mostra è connessa al mondo dei social in maniera divertente e appassionante.

Il 22 Dicembre è stata l’ultima giornata di shopping natalizio insieme alla mia dolce metà.

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Non sono mai stata una di quelle ragazze che fa i regali il giorno prima ma quest’anno mi sono accorta di non aver avuto nemmeno un attimo di tregua tra le illustrazioni, il tirocinio e il mio blog. E’ incredibile quanto più crescendo più si ha meno tempo.

Il 23 Dicembre è stata la giornata della legna. In che senso della legna? Guardate la foto.

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Andando a trovare mia nonna, come facciamo di consueto almeno una volta a settimana, mio padre ha ben pensato di ordinare una camionetta di legna come regalo della nonna. Ma la parte migliore è stata senza dubbio doverla accatastare dentro al garage.

Sembrava infinita, ma è sempre bello passare dei momenti in più con i propri nonni perché non ci accorgiamo mai quanto sono importanti finché non ci sono più e le feste servono anche a questo, no?

Mi stavo quasi dimenticando che è stato anche l’ultimo giorno (del 2017)  in cui ho avuto il turno del tirocinio che sto seguendo, ma questo è relativamente importante. Ora come ora mi ricordo solamente che si gelava!

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Il 24 Dicembre ovviamente è stata la Viglia con i festeggiamenti annessi e le grande abbuffate in famiglia. Una giornata che ha portato una discussione sull’importanza della tradizione del mangiare unicamente pesce (e non carne) la sera prima di Natale.

A casa mia è una tradizione che abbiamo sempre seguito, non necessariamente per un discorso legato alla religione ma più che altro a una tradizione insignita nella nostra famiglia da quando i miei genitori erano bambini.

Il 25 Dicembre arriva il Natale.

Potrei scrivere davvero moltissimo sul Natale, come quando trovi in giro per casa bicchieri di spumante abbandonati mentre si sta festeggiando in famiglia, o che prima di Capodanno è la sera in cui si gioca a oltranza a tombola. Ma ovviamente tralasciando il fatto che io sono una persona che si fomenta facilmente, quindi adoro tutte le decorazioni e le canzoni che ricreano lo spirito natalizio di queste giornate che mi rendono completamente euforica.

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I giorni successivi sono stati senza dubbio divertenti e piacevoli tranne per il lieve e tralasciabile dettaglio che riguarda il totale annullamento praticamente istantaneo del mio telefono che mi ha traumatizzata e terrorizzata al tempo stesso. Non soltanto perché, per ragioni mie, non potevo muovermi da casa ma perché mi ha incastrato in una situazione di stallo totale in cui non potendo collegarmi ai social se non tramite il computer mi ha lasciata totalmente incapace di potermi dedicare al mio lavoro da Influencer.

Il panico era tale che temevo addirittura che andassero a monte i miei piani per il Capodanno, cosa che non è successa perché dopo ben due giorni mio padre torna trionfante con un Sony AX1 nuovo nuovo e pronto per essere utilizzato.

Quindi ci catapultiamo al 30 Dicembre, giorno in cui insieme ai miei amici parto per Gualdo Tadino. E Dopo 3 ore di treno e arrivati a Gualdo inizia ufficialmente il mio Capodanno passato a guardare film Disney, mangiare fino a sentirsi male veramente e a divertirsi per le viuzze medievali di quella che a parer mio è la cittadina storica più bella dell’Umbria.

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Anche se purtroppo non ho potuto condividere quelle giornate con la mia dolce metà sono stati momenti indimenticabili insieme ai miei amici di una vita.

Cosa ne pensate delle mie ultime giornate di questo 2017? Vi piace questo format del Vlog? Voi come le avete passate? Fatemelo sapere in un commento qui sotto.

Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto e BUON ANNO!

G.

La mia paura del buio.

Abbiamo tutti delle paure consce o inconsce e una delle mie più grandi è senz’altro la paura del buio!

Penso che in questo progetto, del blog personale, che ho intrapreso ormai da più di un anno farmi conoscere per come sono realmente ai miei utenti sia molto importate.

Ecco perché oggi ve ne parlo.

La paura è determinata da qualcosa che non si conosce e finché non si affronta se ne avrà il terrore, ma da’altra parte può essere utile nel momento in cui ci permette di essere coscienziosi e di non commettere errori.

Tutti abbiamo paura di qualcosa, di perdere i propri cari, degli insetti o dei clown, io invece convivo con una paura legata a una sfera inconscia veramente profonda che non penso riuscirò mai ad interpretare nel modo giusto.

Semplicemente ho paura dell’assenza di luce o della possibilità di non vedere forse legato a un’insicurezza, non saprei, ma so per certo che nel bel mezzo della notte se nei momenti in cui mi sveglio non ho una lucina ad accompagnare il mio sguardo mi sento soffocare e inizio ad urlare. E’ capitato diverse volte.

Sono sempre stata affascinata dalle creature fantastiche come draghi, sirene, banshee, lupi mannari e vampiri e tutt’ora credo nella loro esistenza ma nel momento in cui i miei occhi si chiudono circondati dal buio ho il terrore che possano spuntare fuori. Poi ho sempre apprezzato più di altri sia film che videogiochi in cui il buio è un carattere principale della scena quindi, come vi dicevo, non ne capirò mai l’effettivo significato di questa mia paura.

Sicuramente starete pensando che è una paura infantile, eppure è così! Sono sempre stata legata alla mia parte bambinesca e molto probabilmente è per questo che conservo tali pensieri, quindi non ne sono sorpresa e nemmeno contrariata.

Finché c’è una luce ad illuminare il mio sguardo non ho paura di nulla!

Anche voi avete qualche paura nascosta? Di cosa avete il terrore? Fatemelo sapere in un commento qui sotto.

Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto.

G.