Fiera di essere una videogiocatrice! Ready Player One.

Non mi è mai capitata un’immersione simile nelle innumerevoli volte che sono andata al cinema. Ma con questo ultimo progetto di Steven Spielberg, ho perso totalmente la cognizione della realtà.

Una caratteristica principale per un videogioco è la capacità immersiva che riesce a trasmettere al giocatore permettendogli di perdersi nell’universo narrativo che sta vivendo, ma qui non si parla di un videogioco, eppure io ho sentito la stessa sensazione guardando questa pellicola.

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Fin dal primo trailer sapevo che questo film avrebbe avuto un successo diverso dai soliti cult, vuoi per la regia o per i contenuti accattivanti sia per un uomo di una certa età che per un bambino, andandolo a vedere insieme alla mia dolce metà ne ho avuto la prova.

Ho letto in diverse recensioni, prima di andarlo a vedere con i miei occhi, che la trama di questa pellicola era molto carente rispetto al contenuto di citazioni dedicato al mondo dei videogiochi fin dalla sua creazione. Adesso che so per certo di cosa si sta parlando posso dire che non mi è sembrato affatto così. Probabilmente ha una trama molto lineare, ma quando si cerca di seguire un progetto così ambizioso non credo che possa essere necessariamente una connotazione negativa.

Parlando dell’aspetto puramente tecnico di questo film, Steven Spielberg ha abilmente modellato la sua regia per entrare nei canoni del fanboy più esperto, dandogli una connotazione più “arcade” che anzi rifacendosi esclusivamente ai videogiochi di ultima generazione non avrebbe avuto.

Quindi a questo punto possiamo pure dargli un gusto nostalgico. La classica nostalgia che trascina ogni videogiocatore, compreso mio padre, a ripensare a quegli anni con un sorriso stampato sulla bocca.

Ma non è per la nostalgia a mio parere che si dovrebbe premiare di questo film.

Una parte altrettanto forte legata a questo titolo è il cast. Con attori come Mark RylanceSimon Pegg e il giovane Tye Sheridan questa pellicola non è ricca solo di grandi citazioni ma anche di grandi attori.

Adesso però vorrei che vi concentraste sul messaggio che in qualche modo avrebbe voluto trasmettere questa pellicola, ovviamente riferendomi a chi l’ha vista.

E’ naturale che riflettendo su un film in cui, l’umanità è allo sbaraglio e per sfuggire dai problemi si nasconde in una realtà videoludica, il primo pensiero che ci viene in mente è di cercare in tutti i modi di evitare una realtà simile in futuro.

Ma tralasciando i soliti stereotipi legati al videogioco e a quanto possa nuocere all’essere umano, teorie inutili ai fini della discussione, in questo caso il messaggio che ho colto è che il videogioco come strumento di condivisione può solo fare del bene riavvicinando le persone, anche dopo averle separate!

Non ho mai sostenuto la discussione in merito a quanto possa essere negativo un videogioco perché è solo uno strumento. Siamo noi che tramite il suo utilizzo lo trasformiamo in qualcosa di negativo.

Il videogioco per me è sempre stato una valvola di sfogo dove fuggire dai problemi, ma non dove nascondermi, perché la realtà alla fine ti trascinerà sempre fuori da quella dimensione che ci fa sentire protetti.

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Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto.

G.

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