La fine di un “Filo Nascosto”.

Come epitaffio per l’eccezionale carriera di Daniel Day Lewis “Il Filo Nascosto” è senz’altro una pellicola che dimostra la sua bravura sia nella recitazione che nella sua abilità di artigiano.

anigif_sub-buzz-31298-1508793765-5.gif

Il gusto per l’estetismo emerge in ogni singolo frame nel cinema di Paul Thomas Anderson, come secolari gocce d’acqua che alla fine sono in grado di formare un’enorme e scultorea stalagmite di pietra forte, slanciata, energica, destinata a durare in eterno e proiettata verso le pieghe del cielo.

E proprio come in una magica grotta, dove il dualismo tra stalattiti e stalagmiti si intreccia in involontarie opere d’arte naturali, nella cavernosa e oscura cinematografia di Paul Thomas Anderson torna a farsi vivo il tema a lui più caro, quello di un rapporto duale, morboso e insistito, ossessivo e insistente, ossessionante e incalzante.

L’ambientazione, la Londra degli anni Cinquanta, trova nel cinema di Anderson il modo di creare uno spunto di partenza capace di convincere lo spettatore che si possa trattare di un film storico. Si inventa un personaggio (e il relativo mondo interiore ed esteriore) e il suo marchio di moda, capaci di spingere lo spettatore (al termine della visione) a fare ricerche su nomi che in effetti non sono mai esistiti prima che uscissero dalla penna di uno dei più geniali registi viventi.

Lui, Reynold, severo, austero e silenziosissimo uomo, si prende cura di ognuna delle sue clienti come se le amasse intimamente, senza però prendersi cura di qualcuna in particolare; Lei, Alma, maldestra cameriera, si innamora del facoltoso sarto fino a diventarne musa, amante e prendendosi cura di lui in maniera quasi materna.

Entrambi i personaggi sono dotati di plasticità diverse tra loro, ma comunque non inferiori l’una all’altra, in un gioco complementare di equilibri e di alternanza nei ruoli, di manipolazioni psicologiche, in un continuo scambio del controllo che l’uno ha sull’altro. Non è un caso che a fronte delle caratterizzazioni “di facciata” siano messi in scena anche gli eccessi “privati” come l’ipertrofica voracità, la guida spericolata e le reazioni spropositate di Reynolds ne fanno trasparire un animo vulcanico, ben definito dallo sguardo teso e libidinoso dello stilista mentre è alla guida della propria auto sportiva.

phantom_thread-cover

Questa plasticità si traduce in un amore puramente fisico e l’attrazione di Reynolds per la giovane Alma è apparentemente privo di quegli elementi che solitamente stanno alla base di un rapporto amoroso. Sembrano non esserci particolari interessi in comune, la differenza d’età è apparentemente notevole così come l’evidente differenza d’estrazione sociale. Si tratta di un amore malato, per le sue ossessioni e per come viene portato avanti il rapporto tra i due. Si tratta di un rapporto carico di inquietudini e tensione, un amore velenoso, un sentimento che lascia trapelare più un bisogno di controllo e possessione che di scambio. Un amore che può (portare a) far male, utilizzando metodi che solitamente richiamano l’annullamento di esso più che un suo rinvigorimento.

Le dissolvenze incrociate che caratterizzano spesso i cambi di scena sono mirabile metafora di una trama sartoriale. L’incrocio di fili capace di dare vita a uno splendido abito è la perfetta rappresentazione di quel che è il cinema di Anderson: un intreccio di inquadrature, sottotesti e prestazioni attoriali sublimi, capaci di dare forma a una confezione originale, nuova e assolutamente con pochi pari.
Le dissolvenze incrociate sono in grado anche di compiere salti temporali restando pur sempre nell’indefinitezza dell’ambientazione; si ha quasi sempre l’impressione di una a-temporalità e di una sospensione del passaggio del tempo, dando anche ai personaggi un alone fantasmagorico, oltre a una notevole commistione tra realtà e onirismo sulla linea narrativa.

E infine arriviamo al protagonista di una pellicola che (credo ormai abbiate capito) ho assolutamente apprezzato, un attore che non ha mai fatto del trasformismo la propria qualità migliore, ma che ha uno sguardo e un’eleganza capaci di farlo entrare nell’Olimpo dei grandi protagonisti, in grado di dare vita ad alcuni dei personaggi più memorabili della storia del cinema recente.

Due occhi penetranti e un’espressività unica fanno di Daniel Day Lewis uno dei pochi visi in grado di reggere il confronto con Marlon Brando, Mastroianni e Cary Grant e via fino a nominare tutti gli Dei del Pantheon cinematografico.

tumblr_p2pvumNNm51r3xxruo1_500

Un’ombra di malinconia permea dunque tutta la visione del film, aggiungendo un filo di rimpianto a quell’estesa gamma di romantici sentimenti capaci di scaturire da un film che, però, oltre a tutto il resto, sa anche restituire una giusta dose di gratitudine, per esserci stati, per aver fatto parte di un’epoca dove i grandi artisti sono esistiti, dove il filo nascosto dell’eternità passa dalle cuciture e dalle pieghe della stoffa dei sogni del Cinema.

Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto.

G.

Advertisements

One thought

  1. film bellissimo, che resterà negli anni, ne sono convinto…
    giusta la tua esaltazione di D. Day-Lewis, uno dei più grandi attori viventi e, come hai ben detto, sicuramente all’altezza di alcuni giganti del passato…

    Liked by 1 person

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s