Dior alla Parigi Fashion Week e la rivoluzione degli anni 60.

Se pensavate che dalla linea estetica della collezione fosse cambiata la rotta di quello che poteva essere il femminismo puro di Dior, vi sbagliate.

Già meno di un giorno prima dalla sfilata Christian Dior di Parigi, la maison pubblica una serie di video teaser su Instagram, lascia intuire che la collezione Autunno Inverno 2018 2019 disegnata da Maria Grazia Chiuri, sarà un inno alle rivoluzioni degli anni Sessanta.

La collezione ha sfilato al Musée Rodin organizzato per l’evento con pavimento e pareti ricoperti da stampe effetto poster e con un soffitto specchiato, a creare un’impressione caleidoscopica.

La sfilata autunno inverno 2018/2019 di Dior, riporta in uno scenario che si divide tra la camera da letto di un’adolescente e una manifestazione negli anni 60. L’ispirazione parte infatti dalle foto d’archivio del brand e, in particolare, da un’immagine scattata proprio nel 1968 davanti alla boutique di Parigi nella quale un gruppo di ragazze protesta chiedendo un abbigliamento più consono ai tempi.

Un messaggio spinto al mondo come di forza e di ribellione, legato oggi come di ieri. Come il maglione con il ricamo “C’est non, non, non et non!” (il nostro “quando è no, è no”) che come chiave di lettura si riconduce a un invito a chi vuole essere d’ispirazione in un momento storico in cui cinema, moda, musica e più in generale tutto il mondo dell’intrattenimento vuole prendere le distanze dai casi di molestie e dai loro protagonisti.

dior

La nuova collezione con scritte ricamate, stampe oniriche, pantaloni e minigonne in pelle, giacche argentate, denim e completi check rimanda allo stile di un periodo pieno di incomprensioni in cui la moda e il femminismo sono sempre state protagoniste, tra le altre cose.

Molto presente il patchwork che per molte stagioni dimenticato, promette di tornare tra le tendenze favorite per abiti leggeri e svolazzanti e su stivali, giacche lunghe e sciancrate e così via. Immancabili gli accessori. Tornano poi i clogs, i berretti baker boy e le borse a tracolla. Il finale è dedicato alle lavorazioni artigianali con capi che danno prova della componente sartoriale come in ogni creazione della maison.

Un modus operandi sovversivo al quale Maria Grazia Chiuri ci ha già abituato nelle sue collezioni precedenti per Christian Dior, a partire dalla Primavera Estate 2017 quando la stilista italiana ha fatto parlare tutto il mondo della moda con una t-shirt bianca che recitava la scritta WE SHOULD ALL BE FEMINIST. Veramente bellissima!

Un’altra tattica social che ho apprezzato tantissimo è stata il fatto che la maison, per accattivarsi gli spettatori che avrebbero assistito tramite live di Instagram alla sfilata ,abbia incaricato l’Influencer Negin Mirsalehi di prendere le redini del loro account per pubblicizzare l’evento. Io adoro Negin, per il suo lavoro, per i suoi contenuti e per la sua personalità, quindi ho seguito l’evento e i suoi post dall’inizio alla fine.

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Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto.

G.

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