Il The Post e le donne.

“La stampa non deve essere a servizio di chi governa, ma da chi viene governato.”

Steven Spielberg proponendo un argomento insolito, rispetto ai capolavori che ha realizzato nella storia del cinema, con questo progetto mi ha catturata già dalla prima inquadratura.

La pellicola racconta la vicenda della pubblicazione dei Pentagon Papers, documenti top secret del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America, prima sul The New York Times e poi sul The Washington Post nel 1971.

Un film lungo, pregno di dialoghi importanti ma comunque ben comprensibili, legato a un evento successo più di 50 anni fa ma ugualmente molto moderno e con un cast di stelle che non avendo mai lavorato insieme trasformano lo scenario del film in qualcosa di unico.

Meryl Streep, raggiante nei suoi 68 anni, si dimostra padrona della scena dando interpretazioni sempre nuove e accompagnando il personaggio che interpreta in una crescita interiore ben tangibile dallo spettatore.

Sta volta proponendo un duetto ben riuscito insieme a Tom Hanks, interpretando un ruolo cinico e forse non così forte in costante richiesta di approvazione, vediamo i due attori sotto una luce diversa dimostrando il reale ruolo che ogni giornalista dovrebbe realmente impersonificare, cercando notizie reali e descrivendole per il pubblico.

Spielberg sta volta, con una regia più posata, non realizza un effettiva denuncia rimanendo fuori dalle parti ma un semplice messaggio rivolto a coloro che dovrebbero svolgere il loro lavoro al meglio, rischiando il tutto per tutto per diventare il tramite della verità.

Un messaggio però più forte che ho percepito è il discorso del ruolo femminile e dell’etica professionale, entrambi caratteri molto importanti specialmente in un ambito in qui il giudizio dovrebbe essere oggettivo e di rado soggettivo.

Il personaggio di Meryl Streep inizialmente appare poco caparbia e decisa nel ruolo di capo di un giornale sufficientemente importante da ricevere informazioni top secret. Ma con l’avanzare degli eventi dimostra la sua vera natura tenace che capovolge gli avvenimenti scommettendo tutto ciò che aveva dimostrando anche a coloro che la ghettizzavano solo per il suo sesso che al contrario fossero loro i deboli.

Il ruolo della donna appare oscurato e messo da parte a causa della apparente debolezza e ignoranza che l’uomo le associa, sottolineando che quando gli altri credono che sei fatto in un certo modo alla fine ci diventi.

Un film con toni grigi e inquadrature bellissime che vi consiglio sicuramente di andare a vedere al cinema.

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Secondo voi potrebbe vincere la statuetta come miglior film questo The Post? Fatemelo sapere qui sotto nei commenti.

Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto.

G.

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