Un remake non è necessariamente una cosa negativa.

Dopo moltissime critiche ma altrettanti commenti positivi vi parlo anche io di uno dei videogiochi tra i più sentiti che abbia mai vissuto, Shadow of the Colossus.

Dopo l’ultima pubblicazione del Team IcoThe Last Guardian, credevo che non se ne sarebbe parlato per molto tempo di questo team iconico. Adesso anche se indirettamente il loro lavoro viene contestato e amato per una commissione veramente sentita.

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Se dovessimo metterci a parlare della parte più commerciale del titolo, e del successivo remake, sarebbe obbligatorio apprezzare lo sforzo che Sony sta mettendo nello spianare la strada a possibili retro compatibilità della sua successiva console.

Tutto ci porta a credere a questa manovra, ma di certo sappiamo che il mercato sarebbe istantaneamente abbattuto se così non fosse, quindi mi piace credere che sarà così.

Tornando al fulcro della discussione vorrei introdurre, a chi non conosce il gioco, l’importanza di questo titolo.

Sviluppato nel 2005 dal Team Ico questo progetto decisamente poco ambizioso e impopolare fa breccia nel mio cuore già dai primi istanti di gioco perché caratterizzato da un lavoro minimale e da forti silenzi seguiti da molti dubbi, dubbi che solo relativamente di recente ho avuto modo di dissipare. Un’avventura dinamica pregna di significati e di incomprensioni che affascinano il giocatore che si addentra nella forbidden land, o meglio ancora l’area di gioco.

Un gioco che disorienta e che lascia il giocatore completamente in balia degli eventi scatenati da una missione eroica spinta da Wander, un giovane che dall’aspetto e dai suoi atteggiamenti non dà l’idea di essere un cavaliere ma sicuramente dimostra di avere coraggio da vendere quando affronta i colossi.

Ciò che mi ha affascinata particolarmente oltre è all’ambientazione, le voci riecheggianti dei Dormin, la musica evocativa, la figura fredda della giovane Mono o l’espressione decisa di Wander ma i dettagli non svelati e i continui silenzi e ovviamente come dimenticare lo stupore dopo aver abbattuto il primo colosso e quella musica triste, come se effettivamente non avessimo compiuto un opera eroica.

Tutto questo è Shadow of the Colossus. Un opera autoriale unica come pure Ico e The Last Guardian, entrambi titoli che toccano corde del mio subconscio mai sfiorate prima.

Quando seppi del remake all’E3 2017 mi sembra inutile sottolineare la mia eccitazione nel risentire quelle musiche e nel rivedere i colossi e Wander con quella risoluzione.

Ma cosa penso effettivamente di questo remake?

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Non giocandoci da più di un decennio dovetti andare a recuperare diverse cose tramite YouTube, ma posso dire che in quanto remake non mi aspettavo nulla di meno e nulla di più.

Una cosa posso dirla con certezza, hanno curato ogni dettaglio possibile con la massimo considerazione per il titolo come i comandi resi più intuitivi trasformando per esempio il triangolo in per il salto, la regia con diverse inquadrature, il doppiaggio, il cambiamento nell’aspetto di Wander e le sue espressioni, le voci dei Dormin, il crollo delle statue dei colossi nel tempio, e potrei proseguire ancora.

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Tutti dettagli che posso dire essere stati il fulcro di una commissione ben riuscita.

Essendo un remake e non una remaster non penso susciterà mai le stesse emozioni, come è successo per me, ma sicuramente è un dono che per noi giocatori ha un enorme valore simbolico.

Voi conoscete i lavori del Team Ico? Proverete il remake? Fatemelo sapere in un commento qui sotto.

Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto.

G.

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