L’ora più buia è quella che precede il sorgere del sole.

In un periodo storico attanagliato da paure e incertezze, l’Inghilterra schiera il suo eroe salvandola dalla bestia del nazismo.

Melodrammaticismi a parte è difficile poter riassumere un lasso di tempo in cui si concentrano tante disgrazie e momenti di eroismo puro.

Nella seconda guerra mondiale di certo questi episodi non mancano ma se dovessi descrivere ogni istante di quella guerra in ogni stato sottomesso dalla violenza, non mi basterebbe un articolo.

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Invece in questo caso ci concentriamo su un isola capeggiata da un re balbuziente e affiancata da un uomo con un sigaro in bocca.

Questa è l’immagine che ho quando penso all’Inghilterra in quei momenti ma andando a focalizzare il mio pensiero non su quell’uomo ma sul simbolo che adesso ha quel sigaro, come forma di torcia e di ostinata speranza per tutta la durata della guerra, percepisco l’ombra di quello che ha lasciato e L’ora più buia è una traccia tangibile di quel residuo che cambiò le sorti del continente.

Quanti film o documentari avete visto su Winston Churchill? Cosa sapete di lui?

Quello che posso dirvi io è che penso fosse un uomo irrazionale, istintivo e caparbio, oppure semplicemente un vecchio stanco a cui piace bere a cominciare dalla colazione e fumare sigari.

Ma quello che ho imparato di lui, con certezza, è che è stato un uomo che non si è arreso e che non ha abbandonato la sua nazione. Questo a mio parere è il punto cardine del L’ora più buia.

Ora, se dovessimo parlare degli aspetti tecnici del film inizierei a parlarvi, non tanto della regia retorica di Joe Wright o della fotografia eccezionale contraddistinta da giochi di chiaro scuri meravigliosi o dei costumi impeccabili in un atmosfera che ci ricorda che il pacifismo era un lusso irresponsabile nei confronti degli ideali hitleriani, ma di Gary Oldman.

Gary Oldman è il mio Dracula, il mio Siruis Black e il mio Commissario Gordon e dopo questa ennesima pellicola ben riuscita è anche il mio Winston Churchill.

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Un attore che cangia non solo nel proprio aspetto ma anche nella sua profondità interiore regalandoci interpretazioni che tutti ricorderemo nella storia del cinema.

Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto.

G.

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