CupHead e la questione del gameplay.

Premesso che il mio interesse nell’industria dei videogiochi è legato principalmente a una passione coltivata da quando ero piccola, come penso molti di voi, bando alle ciance e andiamo dritti al cuore del discorso.

Per tutti gli appassionati che sono sempre informati sulle esclusive Microsoft, questo articolo non vi suonerà come “nuovo” o “mai letto”, ma come un’altra campana che vuole riecheggiare quando, a mio modesto parere, è il momento di farlo.

L’argomento in questione è CupHead, un videogioco platform shoot’em up, sviluppato e pubblicato dai fratelli Chad Moldenhauer e Jared Moldenhauer di Studio MDHR per Xbox One e Microsoft Windows.

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Con uno stile che ricorda le illustrazioni dei cartoni animati degli anni 30 del ventesimo secolo, CupHead non si distingue solo stilisticamente ma anche per il suo gameplay che riporta alla mente i famosi Metal Slug e Contra, in un secolo in cui quel genere di sparatutto è stato messo da parte.

Il gioco però viene tirato in causa per l’episodio scatenato dal giornalista Dean Takahashi che scrive di videogiochi da 20 anni, e che quando ha provato il gioco in anteprima, non ha saputo sfruttare la sua prestazione come ci si aspetterebbe da un “esperto” del campo.

Questo articolo non è volto a sminuire la figura del giornalista videoludico, ma solo nel mettere in luce un discorso ben più intricato.

Da quando gli youtuber, i blogger e/o gli influencer sono entrati nel mondo dell’informazione telematica, gli addetti che facevano parte delle rispettive realtà nel mondo del cinema, della moda o in questo caso dei videogiochi, si sono tirati in causa per affossare questi personaggi, perché ritenuti poco competenti.

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(Adesso non sto dicendo che non ci sono persone che sparlano per il gusto di guadagnare senza sapere di cosa trattano, ma penso anche che ci siano molte altre persone che coltivano le loro passioni come possono, anche con vie non convenzionali).

Il caso di questo giornalista ha soltanto alzato il polverone che da sempre si aggira nel web, ma parliamone più affondo:

La differenza tra un giornalista e un blogger non la definisce la sua competenza nello scrivere e nell’esserne autorizzato a farlo, ma nel avere diversi background con mezzi di comunicazione simili.

In questo caso la dimostrazione che alle volte tra un blogger e un giornalista, “professionista” del suo campo, non ci siano affatto differenze, è palese!

Perché se un giornalista che esercita la sua professione da molto tempo può mostrare di non avere alcuna praticità nell’utilizzo dello strumento con cui dovrebbe saper realizzare il suo lavoro, qualcosa vorrà dire.

Forse che anche i giocatori scarsi possono diventare giornalisti videoludici?

In questo campo l’esperienza di chi ne scrive è plasmata durante gli anni, quando durante le varie ere videoludiche, l’appassionato stabilisce una sua coscienza.

Questo permette al videogiocatore di realizzare materiale valido, utilizzato soggettivamente, perché basato sul gusto.

Ma quando si incontra un gioco solido, ben confezionato e che piace alla comunità, la propria soggettività diventa oggettività.

Nel mondo dei videogiochi si analizza un’interpretazione complessa che deriva da un lavoro intricato e creato per intrattenere, quindi non sempre semplice da interpretare, e secondo me il valore che dovrebbe avere chi si occupa di videogiochi è capire chi scrive l’articolo e relazionarsi.

Quindi non vi sembra che questa sorta di soffocamento nei confronti dei blogger, degli influncer e degli youtuber possa cessare?

Fatemi sapere cosa ne pensate.

Come sempre spero che questo articolo vi sia piaciuto, a presto.

G.

 

 

 

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